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Michele Marcolongo

Dal Bacanal del Gnoco all’Aeroporto Catullo, dalla Pro Loco al Consorzio Zai, passando per le aziende partecipate a totale controllo municipale come Agsm, Amia, Amt: il Sindaco di Verona (chiunque esso sia) ha potere di nomina in ben 46 enti, per un totale 195 tra careghe e careghete da distribuire. Occorre subito precisare che non tutti i rappresentanti del Comune sono stipendiati, così come non tutti gli enti comunali sono da considerarsi inutili, ma queste poche cifre bastano a rendere l’idea del potere che si concentra nelle mani del primo cittadino, l’esercizio del quale riesce a consolidare e rafforzare legami di fedeltà politica. Non è un caso, per esempio, che all’interno del Pdl, socio di maggioranza di questa Amministrazione comunale, stiano arrivando ai ferri corti e che il gruppo di Forza Italia in Consiglio comunale sia in perenne frizione con i vertici del partito. In privato alcuni presidenti di enti del centrodestra confidano che devono la loro nomina più alla persona del primo cittadino, piuttosto che alla capacità di influenza dei loro dirigenti di partito.

Chiara Bazzanella

Il buco, enorme, è fatto. E l’imponente gru gialla apparsa sul cantiere per il parcheggio interrato di piazza Corrubbio contribuisce a rendere inequivocabile il destino del quartiere. Nonostante nessuno lo abbia mai voluto il park si farà, pur se ridotto di un’ottantina di posti, che da 300 passano a 220, per evitare di bucare la strada anche in via Da Vico, con il rischio di ulteriori ritrovamenti archeologici e l’allungamento dei tempi. Inutili le proteste di commercianti, residenti e Comitato. Per l’Amministrazione – che proprio di recente ha stoppato il parcheggio a porta San Giorgio, creando ulteriori malumori in piazza Corrubbio – la ditta appaltatrice, la Rettondini, non si è dimostrata disponibile a un accordo per evitare la tanto contestata opera.

di Claudio Gallo e Giuseppe Bonomi Sono trascorsi cento anni dalla tragica morte di Emilio Salgari e Verona prova, con grande difficoltà, a ricordare con dignità questo grande scrittore. Siamo lontani da quanto hanno fatto Amiens per Jules Verne, Edimburgo per Robert Louis Stevenson, Bad Segeberg per Karl May, che hanno profuso energie e risorse per fare dei loro amatissimi narratori un punto di riferimento culturale e turistico permanente. Tuttavia, nel 2011, l’attenzione per Salgari è cresciuta soprattutto in gruppi e associazioni culturali che hanno sentito il bisogno di fare i conti con uno scrittore di cui si conosce ancora poco. Sembra comunque che la leggenda prevalga ancora sulla realtà e, più che altro, sui luoghi comuni (la presunta povertà, i viaggi mai fatti, la creatività spontanea, la brutta scrittura…) ai quali nessuno dovrebbe ormai prestar fede e che invece allignano in ambienti insospettabili.

Luciano Butti

Promuovere politiche liberali che guardino soprattutto ai modelli virtuosi del nord Europa. Quale forza politica di destra, sinistra o centro non sottoscriverebbe questo appello? Eppure – tanto a livello nazionale come a livello locale – le concrete politiche perseguite in Italia vanno in direzione opposta. Vediamo prima di tutto qualche esempio sul piano nazionale. La sinistra, sulla scia del peggiore conservatorismo sindacale, si è per molti anni fermamente opposta, fra l’altro, alla tempestiva eliminazione delle pensioni-baby: se questa eliminazione fosse stata fatta per tempo, ci avrebbe evitato una parte consistente dell’enorme debito pubblico che abbiamo invece accumulato. Si è trattato di un vero e proprio furto degli adulti “iperprotetti” in danno dei giovani, dei “genitori” in danno di figli e nipoti. Niente a che fare con i modelli virtuosi di spesa pubblica (e di autentico welfare) tipici delle migliori socialdemocrazie liberali.

di Luciano Lorini Quanto costa la gestione di un impianto semaforico? La voce principale è costituita dalla bolletta energetica, che dipende sostanzialmente dalla tipologia della lampada di segnalazione. Nei suoi primi cento anni di vita la tecnologia impiegata all’interno della lanterna, di fatto, non ha compiuto particolari progressi: per decenni la vecchia lampadina a incandescenza ha spadroneggiato senza timore di concorrenza, con tutti i suoi difetti in termini di efficienza (la dispersione in calore della maggior parte dell’energia impiegata) e affidabilità (il filamento è delicato e le rotture, con la conseguente necessità di intervento, frequenti). La voce relativa alla manutenzione, vale a dire la sostituzione delle lampade, è quindi la seconda per l’impatto sui costi. Anche il rischio in termini di sicurezza rappresenta un costo, dal momento che quasi sempre, a garanzia del servizio in caso di guasto, si risponde con il raddoppio delle lanterne (specie del rosso, solitamente il più vorace).

vignetta

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